lunedì 30 novembre 2009

all'Ikea


Sabato pomeriggio, tutti all'Ikea. L'Ikea sta in un bel viale di periferia, vicino alle code dell'autostrada: è un grosso edificio giallo e blu con bandiere svedesi che garriscono al vento, tre piani di esposizione e ampio parcheggio all'esterno condiviso con "Divani Forever & Ever", l'iperoutlet di poltrone in pelle e sofà, e "Megamiciomiaobau", il multistore di cibo per animali domestici. Più avanti c'è l'"Iperpentathlon" l'ultrasupermarket di articoli sportivi per dilettanti, e "SonicVideoWorld", il metashopcenter di elettrodomestici e telefonini.Quanto a densità umana, l'Ikea di sabato pomeriggio rappresenta la più sottile tra le forme di autolesionismo urbano del nostro tempo. E' un po' come andare alla spiaggia in Versilia il giorno di ferragosto, o in metropolitana la mattina del lunedì alle 8: c'è un sacco di altra gente che avuto la tua stessa idea. Tra i visitatori dell'Ikea sono riconoscibili almeno tre diverse tipologie ricorrenti:

- Tipo 1 - La coppietta giovane in cerca di arredi a basso costo per la prima casa (monolocale sulla circonvallazione, in parte sponsorizzato dai genitori). Lei si attarda nelle sale d'ingresso, lui la rincorre stancamente col carrello vuoto. Passano ore a insultarsi al banco dei progettisti di cucine in truciolare (lei vuole l'antina Kvånnapr coi fiorellini intagliati, lui no, e il povero neolaureato in architettura co.co.co che dovrebbe assisterli li separa mentre si tirano i capelli). Finiscono a litigare urlanti nel mercatino degli accessori, e a lanciarsi addosso vasellame disegnato da un creativo svedese e realizzato da un minorenne vietnamita.

- Tipo 2 - La stessa coppia, ma 5 anni dopo: lei incinta all'ottavo mese, lui in bermuda e occhiaie: massacrati da mutui, spese, imposte varie e svaghi, sul piano finanziario sono alla canna del gas ma fanno di tutto per non darlo a vedere: stanno cercando un divano letto da 3 euro per ospitare la suocera, futura baby sitter.

- Tipo 3 - Comitiva di parentado numeroso, con nonni, zie, cognate, passeggini e bambini indemoniati che fuggono ovunque e si rotolano sui letti. Hanno appena terminato il pranzo familiare e non sapevano cosa fare: erano indecisi tra la passeggiata ai giardinetti pubblici sottocasa e la televisione, poi qualcuno ha detto andiamo a fare un giro all'Ikea, ed eccoteli qui. Non devono comprare nulla, girano per le sale come se fossero al luna park o in gita.


I prodotti dell'Ikea hanno nomi svedesi che fanno anche un po' paura: le cassettiere non si chiamano cassettiere ma luksvik, le sedie förhöja, i tavolini qvbjkö, e così via, con tante k, v e altre consonanti alla rinfusa, per non parlare delle ø e delle å. Per questo motivo, al banco informazioni bisogna far lo spelling. I commessi dell'Ikea sono in divisa blu e gialla, come la bandiera svedese.Loro, però, non sono svedesi. Il ristorante dell'Ikea (eh sì, la visita è lunga e quindi c'è anche il ristorante) offre le specialità della cucina svedese, celebre in tutto il mondo per gusto e fantasia. Salmone farcito di ribes, merluzzo con le castagne, purè d'aghi di pino, torta di legno. Al ristorante dell'Ikea c'è sempre posto - chissà perché? - e soprattutto: accettano i ticket . Ma la cosa più bella dell'Ikea, il posto in cui tutti vorrebbero fermarsi, sta all'ingresso. E' la gabbia con i bambini numerati dentro.Una grande stanza piena zeppa di pallette in plastica colorata. I bimbi feroci rappresentano forse la più grave sciagura dell'Ikea, e così si è pensato di risolvere il problema imprigionandoli qui, dove i piccini possano svagarsi, o affogare. Intanto, i genitori possono dedicarsi in santa pace a un po' di sano shopping scandinavo. Son cose.

3 commenti:

supergiovane ha detto...

Posso solo dire: ode a Ingvar Kamprad... eh eh eh eh

SS ha detto...

...dighe mona ti a quel vecio !!!

supergiovane ha detto...

Cobra io direi: daghe mona a quel vecio, co tutti i schei che el gà!